Esame Neurocognitivo

ASSOCIAZIONE ACCADEMICA MALATTIE AMBIENTALI IN ONORE DEL PROFESSOR GIUSEPPE GENOVESI- Esame neurocognitivo

Oggetto:

1) studio e valutazione del danno alla memoria, attenzione, capacità di concentrazione, conseguente a Malattie Ambientali (Fibromialgia, MCS, Sindrome da Fatica Cronica, Elettrosensibilità)

2) fornire assistenza peritale neuropsicologica e legale per il ricorso contro il provvedimento

espresso dall’INPS in sede di visita in Commissione per l’invalidità, quando se ne ravvisi

l’opportunità, ovvero quando la percentuale d’invalidità espressa in tale sede non appaia consona con le condizioni funzionali (il complesso dei danni alla persona) presentate dal Soggetto.

L’Associazione dispone di differenti Avvocati a seconda che l’azione sia intrapresa nel Centro-nord o nel Centro-sud e questo per agevolare ulteriormente nella spesa i Soggetti.

Perché il “ricorso giudiziale” e non la richiesta di aggravamento:

Accanto alla valutazione del danno neurocognitivo, è necessaria tutta la documentazione medica specialistica – sia privata che pubblica –, per tutte le patologie da presentare in sede di Commissione INPS.  Le numerose esperienze dirette di assistenza ai pazienti in tali Commissioni – quasi sempre con risultato negativo  per l’ottenimento di una valutazione utile per la persona – ovvero con risultati di  invalidità inferiore ai due terzi (67%)-, portano a concludere che è necessario, dopo la visita in Commissione, ricorrere all’accertamento giudiziale, che significa portare l’ lNPS di fronte al giudice, che nomina un suo tecnico (CTU) che funge da arbitro, che DEVE esaminare ed ascoltare tutte le nostre ragioni, presentate accuratamente e senza timore di smentita. In questa situazione, il medico dell’INPS è una “parte” del giudizio e non “gioca” in casa propria (cioè in Commissione INPS).

Questa azione va intrapresa dopo il diniego della Commissione, entro sei mesi dal risultato. E’ la forma che garantisce le migliori possibilità di riuscita, anche se certezze assolute non esistono – come in tribunale-; ma abbiamo con il “ricorso giudiziale” la più ampia capacità di presentazione del danno, consapevoli che il CTU incaricato dal giudice deve esaminare e considerare tutto quanto gli presentiamo, perché  dovrà poi rendere conto del suo operato al giudice che lo ha nominato.

 

IMPORTANTE: il non riconoscimento ufficiale della malattia non costituisce motivo di diniego per il riconoscimento della invalidità.

 

Modalità di svolgimento del ricorso giudiziale contro l’INPS:

Dopo aver necessariamente compiuto la visita in Commissione INPS – presentando TUTTA la documentazione sanitaria comprovante la condizione di gravità del richiedente e se  il giudizio viene ritenuto non aderente allo stato del Soggetto, ci sono 6 mesi di tempo per effettuare il “ricorso giudiziale”, che consiste in questi passi, sintetizzati nelle fasi più salienti:

a) il Legale presenta il ricorso;

b) il Giudice fissa l’ATP e nomina il suo Consulente Tecnico d’Ufficio – il CTU-, il quale da’ l’avvio alle operazioni peritali

c) convocando le Parti ( il Richiedente e l’INPS), per l’esame sia della documentazione, sia per la discussione intorno al caso. E’ in questa sede che è indispensabile la presenza del Consulente del richiedente, che perora la giustezza del ricorso.

 

I tempi del ricorso – ovvero da quando viene presentato a quando finisce tutto-, vanno da 6 a 18 mesi, dipende dalla grandezza della sede del Tribunale e da quanto lavoro hanno in arretrato. L’ultima che ho sostenuto nelle Marche ad Aprile 2018 è iniziata a Marzo dell’anno precedente ed è terminata 13 mesi dopo (Aprile, appunto), con il riconoscimento del danno superiore ai 2/3 (due terzi),per la persona, danno  invece negato in sede di visita in Commissione INPS. Ma, come vedete, non è la lunghezza delle altre cause civili (dai 5 anni in su!).

 

ATTENZIONE ALLA NORMATIVA: la prima la fase è costituita dall’ATP –Accertamento Tecnico Preventivo-, che le recenti disposizioni di legge hanno reso obbligatoria, poiché serve al Giudice per constatare in via preliminare se sussistono effettivamente le motivazioni del richiedente per una maggiore percentuale d’invalidità. Comunemente, quando l’ATP riconosce il maggiore danno alla persona, la questione si chiude qui e il richiedente riceverà i benefici di diritto a partire dalla data in cui ha presentato il ricorso. L’INPS può opporre appello entro trenta giorni dalla data della sentenza a loro avversa, presentando nuove motivazioni contro il giudizio. In questo caso, di fronte al medesimo Giudice dell’ATP, si instaura la vera e propria “causa previdenziale”, con le stesse modalità dell’ATP; quindi, comprendiamo bene come tale appello non venga praticamente mai sostenuto, in quanto le possibilità di ribaltamento del giudizio sono vicine allo zero.

 

RECUPERO DELLE SPESE SOSTENUTE DAL RICHIEDENTE:

In caso di vittoria del Richiedente nel giudizio, il Giudice assegna le spese alla parte soccombente.

Quindi, spese legali, di consulenza e della CTU, sono rimborsate. ATTENZIONE: talvolta il Giudice può ritenere di non rimborsare del tutto le spese del Consulente se queste appaiono elevate. Ma, nel caso di questa Convenzione, tali costi sono stati da me palesemente abbattuti rispetto alle usuali e comuni tariffe per questo genere di prestazioni, perciò la questione non sussiste.

Se, al contrario, il Richiedente non ottiene quanto richiesto – ovvero un’aumentata percentuale d’invalidità rispetto a quella sancita dall’INPS in sede di visita in Commissione- e quindi diventa il “soccombente”, le spese sostenute non saranno rimborsate e dovrà provvedere al risarcimento delle spese del CTU e di quelle legali dell’INPS. In questo caso, però, il Giudice si mantiene entro limiti assai contenuti, perché il Richiedente è la parte più debole tra i Convenuti.

CONSIDERAZIONE IMPORTANTE: Come già specificato all’inizio, devono esserci  validi motivi per il ricorso e dunque la possibilità di sconfitta  la evitiamo sin da subito, perchè se non  ci sono motivi validi, niente ricorso, ma allora, nemmeno visita in Commissione se pensiamo di non avere le carte in regola per il riconoscimento di una percentuale d’invalidità importante. Un esempio chiarirà meglio:   se la persona ha ottenuto-poniamo-, il 50% di invalidità alla visita INPS (poco utile) e chiede il ricorso giudiziale ed  alla fine di tutto -sempre per esempio: è evidente che puntiamo a ben di più-, ottiene il 60% (sempre poco), ha vinto, perchè è stata riconosciuta una percentuale di danno superiore a quella decretata dalla Commissione dopo la visita. Ho scritto 60% come esempio per considerare vinta la causa, non come percentuale a cui puntiamo.

Quindi, come vedete, il ricorso giudiziale offre sempre le maggiori possibilità di riconoscimento.

http://www.giuseppecastellani.it/it/associazione-accademica-malattie-ambientali-onore-del-professor-giuseppe-genovesi-esame